➡ La situazione attuale: quarantena ➡ Isolamento ➡ Diffidenza ➡ Evitamento ➡ Possibili vie d'uscita
La situazione attuale: quarantena
La situazione attuale mi porta ad una serie di riflessioni, cosa ci sta succedendo emotivamente? Quali sono e soprattutto quali saranno gli effetti a lungo termine di questa quarantena.
Siamo in una situazione straordinaria, una situazione pandemica, in cui la paura del contagio è alle stelle, poiché rappresenta un vero e proprio pericolo. L’isolamento forzato ha scaturito tutta una serie di dinamiche negative, tra le quali la diffidenza reciproca, che porta ad un conseguente evitamento.
La diffidenza quindi è giusta in questo momento, diffidenza indotta da un meccanismo di salvaguardia per noi stessi e per il prossimo. Purtroppo nei processi di salvaguardia naturale, fanno da padrone gli istinti primordiali, con una sottomissione della componente logico-razionale-deduttiva. Il distanziamento sociale in questo caso è giusto e sacrosanto, ma come tutte le cose non va sottovalutato, perché il rischio è che ci faccia cadere in quella che potrebbe diventare una fobia sociale.
Distanti oggi per essere vicini domani…ma quando? Questo è lo slogan, che continuano a passare. Si parla di fase 1, fase 2, ma ancora non sappiamo quando realmente potremmo tornare ad abbracciarsi.
Indipendentemente da tutto, la domanda che mi faccio è questa: “Ma un domani, cessato l’allarme, finito lo stato d’emergenza, avremmo veramente voglia di riabbracciarsi? Saremmo davvero spensierati, come prima, nello stare insieme, nell’avere contatti sociali, nell’avere contatti fisici? Oppure avremmo qualche remora, risultante da questa situazione di isolamento e diffidenza?
Ecco io sono un’ottimista di natura, ma credo che la risposta sia no! Non sarà così facile, né scontato, né semplice, mandare via questa diffidenza appresa per ragioni di vita o di morte. Del resto parliamo di un’emozione e per quanto la nostra razionalità sia strutturata, l’emozione è più forte… si può fare tanto, ma non tutto!
Sono 3 i concetti che in questo momento vorrei analizzare
ISOLAMENTO DIFFIDENZA EVITAMENTO
ISOLAMENTO
L’ Isolamento è attualmente una condizione necessaria, obbligata, straordinaria, preventiva, alla quale non siamo abituati. Una condizione che ci mette a dura prova, che pur escogitando e tirando fuori tutte le strategie di fronteggiamento, sicuramente qualcosa smuove dentro. Una convivenza forzata, con le mura domestiche, con i nostri cari, con la nostra solitudine. Qualcuno mi ha paragonato la nostra situazione a quella dei monaci tibetani, che in solitudine vivono di più e meglio, ma la loro è una scelta, la nostra no! E soprattutto non hanno limitazioni nel raggiungere nessun luogo, non rischiano il contagio, noi si. Come si può ben capire, il paragone è fuori luogo. Uno studio che ho trovato sul sito della Fondazione Veronesi, sugli effetti dell’isolamento forzato, dimostrerebbe che questa solitudine forzata, può scatenare comportamenti anomali come ansia e aggressività. Leggi l’articolo qui.
DIFFIDENZA
Questo isolamento da quarantena ci scatena molte emozioni, sentimenti anche contrasti. Ringraziando di avere la salute, tutto ciò in primis ci porta ad avere molta distanza sociale, (ci viene chiesto e giustamente imposto) ma tutto questo non pensate che non avrà ripercussioni a livello emotivo. Le emozioni in ballo sono molte, ma un concetto mi colpisce particolarmente, è la diffidenza. L’eccesso di diffidenza, a prescindere dalla causa, è sempre disfunzionale e negativo. La diffidenza ci porta a stare alla larga dalle situazioni, precludendosi molte opportunità di scambio e arricchimento. Inoltre la diffidenza rallenterebbe lo sviluppo psichico, allontanando occasioni e altre perone.
Un esempio concreto. Quando usciamo a fare la spesa, e siamo in fila per entrare, tutti, e dico tutti ci guardiamo, ci scrutiamo, stando attenti giustamente a mantenere la distanza di sicurezza. Ma è una sensazione più profonda, più intima, siamo diffidenti l’uno dall’altro. C’è una sorta di distanza emotiva l’uno dall’altro, è una sensazione crescente e sempre più radicata, come effetto collaterale di questa pandemia. La diffidenza è la mancanza di fiducia conseguente a timore o sospetto d’inganno. In questo caso direi la paura che il prossimo ci possa contagiare in primis, ma anche una sorta di mancanza di fiducia legata alla paura che l’altro non prenda le adeguate misure di sicurezza in grado di preservare la propria e soprattutto l’altrui salute.
L’eccesso di diffidenza implica sempre l’ansia da controllo.
EVITAMENTO
La diffiednza ci porta all’ evitamento. L’evitamento è uno dei meccanismi di difesa, più semplice e più immediato. Sappiamo benissimo cos’è, cosa rappresenta e cosa ci porta a fare, ovvero semplicemente ad evitare.
L’evitamento è alla base di diverse psicopatologie e del mantenimento di credenze disfunzionali (convinzioni errate sul rischio).
Pur essendo un’ottimista di natura, mi sento di affermare molto serenamente che sarà molto difficile tronare alla spensieratezza di prima nei rapporti sociali, nella relazione fisica con le altre persone.
Sarà complicato una volta finito tutto questo, tornare alla situazione iniziale, sicuramente ci saranno diversi postumi.
POSSIBILI SOLUZIONI
Bisognerà imparare pian piano a tornare ad una socialità, consapevole, cercando di accantonare la diffidenza che ha portato all’evitamento (giusto e sacrosanto) che ci ha permesso di mantenere e preservare la salute individuale e collettiva.
Qualche difficoltà iniziale sarà necessariamente all’ordine del giorno, saremo leggermente destabilizzati dal ritorno ad una socialità fatta di contatto fisico. Credo che si tratterà di un fare lento e costante che rispetti i tempi individuali.
Dovremo riabituarci a metterci in gioco, a partecipare, ad assumerci anche il rischio che sarà normale passarsi un banale raffreddore o un innocuo virus, come chi ha figli all’asilo già sa. Un passo alla volta e forse ritroveremo la spensieratezza la gioia e leggerezza, che adesso abbiamo inevitabilmente perso.
Qualche consiglio pratico potrebbe essere praticare del rilassamento, perticare yoga, mindfulness, pratiche di training autogeno. Prendersi del tempo libero per svagarsi e concentrarsi sulle sole attività, per quanto possibile, che ci piacciono e ci gratificano. Ci sono altre strategie utili, che possono essere efficaci a seconda delle diverse personalità.
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Siamo ormai difronte ad una situazione critica ampiamente consolidata, una situazione nuova alla quale non eravamo abituati e che ci destabilizza non poco. Non possiamo nasconderlo o negarlo, dobbiamo sforzarci di essere positivi, ma la situazione è complessa non semplice e molto preoccupante. Questa è un’emergenza mondiale.
Perciò, faccio un appello a tutti i genitori, ovvero cercare di 
Fargli capire che le giuste preoccupazioni sono normali, l’
Dare ai bambini, anche piccoli incarichi, fa sentire loro importanti e responsabili, attivi e fieri, coinvolgendoli attivamente, facendoli sentire parte del sistema, che vuole debellare questo brutto virus. Importante anche evidenziare aspetti positivi legati alla nostra coesione, al nostro senso civico, lodando e ponendo l’accento su aspetti come la nostra efficiente sanità pubblica, e i tanti 





Il Coronavirus è una nuova forma influenzale, abbastanza pesante, ma raramente letale. Vi ricordo che i numeri di morti lo scorso anno per influenza degenerata in condizioni cliniche fatali sono stati per 8 milioni di malati, 8 mila decessi. Quindi sì, di influenza si può anche morire, e questo è sempre accaduto, senza farsi inondare dalla psicosi di massa. Ma chi sono i soggetti più a rischio? Ovviamente tutti i soggetti immunodepressi e coloro che sono già in condizioni di salute precaria e ovviamente gli anziani. Stanno aumentando i contagi e stimano che aumenteranno ancora, ma ciò non deve spaventare, i sintomi, in persone “sane” sono quelli di una comune influenza, che può degenerare solo se la persona è clinicamente predisposta e in particolari condizioni, o se è anziana. In più, per quanto possano cercare il paziente zero, a mio avviso è impossibile che lo trovino. Sarebbe più utile, andare ad analizzare le situazioni cliniche delle persone decedute, così da avere un quadro clinico chiaro di quella che è realmente la situazione. Il numero di contagiati dovrebbe essere intorno ai 229, con attualmente 7 decessi, ad oggi tutte persone anziane in condizioni cliniche già compromesse precedentemente.

Attenzione a non farsi prendere dalla psicosi! Negli ultimi giorni stiamo assistendo, nostro malgrado a fenomeni alquanto eccessivi e estremi. La chiamano la “psicosi da Coronavirus”, una serie di atteggiamenti volti a scongiurare il terrore di contrarre la malattia. Una specie di ansia generalizzata, a tratti delirante, da qui l’appellativo di psicosi, che porta a mettere in atto una serie di comportamenti del tutto fuori luogo e inutili, se non controproducenti e amplificatori di una situazione delicata. La mia tranquillità in tal senso ormai è risaputa, l’ho ampiamente manifestato nelle mie piattaforme social, Instagram in primis. Perciò ho sentito l’esigenza di scrivere questo articolo, per approfondire a livello psicologico quelle che sono, e che potrebbero essere le ripercussioni collettive ed individuali di tale fenomeno.
La Nevrosi invece è un termine che sta ad indicare tutti i disturbi psicopatologici provocati da disagio e da emotività alterata, che risultano dannosi e creano grandi disagi e disfunzioni, su più aree della vita di una persona. La Nevrosi è caratterizzata da una serie di sintomi quali forte sofferenza psicologica, conflitti personali, contestuali o interpersonali. L’ansia è forse la forma nevrotica più riconosciuta e diffusa insieme alla depressione, benché quest’ultima possa anche abbracciare alcune caratteristiche psicotiche a seconda dei casi.
Ecco secondo me, tornando al Coronavirus, qui siamo più difronte ad una nevrosi, e non ad una psicosi, in quanto il rischio di contrarre la malattia in questo caso c’è davvero, e la presenza del virus è reale. Ma a mio avviso è tutto amplificato ed esasperato.